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Posted on 21 Lug 2016 | 0 commenti

La ri-conoscenza del Martorano

 

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di mario pagliaro

E’ un percorso di ri-conoscenza, quello fatto tra le gole del torrente Martorano, nel Sannio, tra Durazzano e Sant’Agata dei Goti. Un percorso vero, fatto scendendo giù, arrampicandosi su, facendosi largo tra i rovi, sporcandosi, camminando in acque che hanno assai poco della poetica del Petrarca.

Eppure, è bella la Valle del Martorano. E’ vero Paesaggio, nel senso pieno della ri-unione di tutto ciò che può essere Natura e di tutto ciò che può fare l’Uomo.
Eppure, non si vede, nemmeno le immaginifiche risorse satellitari riescono a farci vedere le gioie ed i dolori nascosti in quella stretta valle, lunga cinque chilometri, che nasce insieme ad una sorgente che non c’è più e termina con uno dei più bei borghi italiani.

La Valle del Martorano è trasversale all’Acquedotto Carolino, in alcuni punti gli è parallela, ne contiene due torrini (il 28 e 29) e, soprattutto, il secondo ponte, quello della Valle di Durazzano, voluto fortemente e fatto costruire da Luigi Vanvitelli nel 1760, all’interno della meravigliosa utopia del Carolino.
Non solo: in quella valle ci sono tante, altre cose, tutte fondamentali per un racconto nuovo del territorio, quindi, per la sua re-interpretazione. Patrimoni dell’Umanità, archetipi del “genius loci”, elementi rurali, rupestri, tracce di templari, toponimi che riconoscono gens romane e chi c’è stato prima di loro.

Portare alla conoscenza è già “progetto”, impegnarsi per rendere evidente qualcosa che sfugge alla coscienza o al cuore è il passo necessario prima di pensare ad ogni altra azione. Non è romanticismo, retorica, attivismo, è costruzione di metodo nella guerra alle abitudini mentali, all’antropologica propensione alla comodità della “non conoscenza. “Non lo vedo” = “non me ne preoccupo”.

Per questo, per “far conoscere”, con gli studenti del Corso di Estetica del Paesaggio del Dipartimento di Architettura della Seconda Facoltà di Napoli, tenuto della prof.ssa Jolanda Capriglione, con il patrocinio del Centro Unesco Caserta, siamo scesi più volte in questa valle che non esiste.

Per “preoccupare”, un soggetto deve essere riconosciuto, così, perché succedesse si è camminato, guardato, fotografato, videoripreso, geolocalizzato. Poi, perché la preoccupazione fosse quanto più diffusa possibile, tutto quanto prodotto è stato inserito in un itinerario di Google Maps. Un itinerario fatto di analisi ambientali, storiche e di proposte, denso di punti di attenzione, tutti da cliccare e guardare, uno per uno, soprattutto, da salvare sulla “barra dei preferiti”, perché il vantaggio di un racconto digitale sta nella possibilità di non terminarlo mai, di continuarlo, aggiornarlo, correggerlo se necessario. Proprio come il Paesaggio, che non può essere il semplice luogo dell’ammirazione e neanche della speculazione, ma l’insieme di Uomo e Natura, in continua trasformazione. La qualità di questa, resta tutta nella capacità di “preoccuparsi”


 

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