06 Ott Ariano: metti una torre in programma. La prova del S.E.I.
Ad Ariano Irpino, ai margini della arteria Russo-Anzani, quasi nascosta da decenni di incuria, degrado strutturale e cumuli di vegetazione spontanea, sorge una delle antiche case-torri che costellavano le fortificazioni medievali.
Per creare una possibilità diversa dal rimorso, dal 2023 l’associazione bottega delle MANI ne sta proponendo una ripresa concreta. Lo scorso settembre si è compiuto un ulteriore passo con la redazione, a carico dell’associazione, di un Documento di Indirizzo Programmatico – corredata da rilievi, quadro degli interventi, stima dei costi, quadro economico e render foto-realistici – donato al Comune di Ariano Irpino per l’inserimento nel Programma Triennale delle Opere Pubbliche del restauro conservativo, valorizzazione e ri-funzionalizzazione dei resti della “torre normanna”.
L’edificio, ha conosciuto nei secoli molte vite: prima baluardo difensivo, poi abitazione e fino agli anni cinquanta del ‘900, ricovero per animali. Oggi la torre appare all’esterno come un volume cubico in conci di calcarenite, caratterizzato da tre mensoloni aggettanti, collocabili nel periodo Angioino, tipici di una piombatoia, ovvero, una feritoia orizzontale praticata in una sporgenza, da cui si lanciavano liquidi bollenti o materiali solidi per colpire gli assedianti sottostanti, .
Il piccolo cubo esterno, nasconde una superficie interna di circa 70 mq, con ambienti ipogei naturali e costruiti, tipici del centro storico arianese. Con volte a tutto sesto, una pavimentazione naturale e segni di antiche imbiancature a calce sulle pareti. La pietra viva, l’umidità e la luce che filtra dalle aperture definiscono un luogo suggestivo, autentico testimone di un’epoca e di un modo di costruire radicato nel territorio.
Eppure, questo scrigno di storia locale versa in condizioni critiche per le malte decoese, gli accumuli di rifiuti e l’assenza di attenzione. Da qui la necessità — e l’urgenza — di un intervento che non sia soltanto tecnico, ma culturale e quanto più partecipato.
Il progetto: uno spazio per la cultura e la comunità
Il progetto preliminare donato al Comune di Ariano Irpino dalla bottega delle MANI aps/ets, redatto dall’architetto Mario Pagliaro, con i contributi grafici della Stanza Vettoriale e di site-specific della curatrice Rossana Pagliaro, propone di restituire alla torre una funzione nuova ma coerente con la sua identità: trasformarla in uno “Spazio Espositivo Informale”, un piccolo ma potenziale luogo di cultura quotidiana, dove ospitare mostre, installazioni e performance artistiche temporanee. Non un museo tradizionale, quindi, ma un luogo minimale, elastico nelle funzioni e soprattutto molto sostenibile nei costi di gestione. Un contenitore di creatività che rispetta e lascia intatta la struttura originaria e ne valorizza il fascino, senza forzarne la natura. Gli interventi proposti, infatti, seguono i principi del restauro non invasivo e reversibile.
Inoltre, avendo come obiettivo primario la conservazione del manufatto, la proposta — pensata anche per facilitare la ricerca di fondi — è stata organizzata in step realizzabili separatamente, ciascuno con un proprio budget di spesa. Il Documento di Indirizzo Programmatico prevede, infatti, una realizzazione per fasi, con la possibilità di intervenire inizialmente sul solo restauro conservativo, stimato in circa 32.000 euro, per poi completare progressivamente gli altri livelli di valorizzazione fino a raggiungere una spesa, comprensiva di tutti gli oneri, di circa 70.000 euro. Una spesa contenuta, considerando che il costo medio complessivo, desunto da fonti tecnico-economiche di settore, per un museo di nuova costruzione con le stesse caratteristiche, si aggira intorno ai 280.000 euro.
Riqualificazione partecipata: un modello di cittadinanza attiva
Il cuore del progetto, però, , non è soltanto tecnico ma culturale e sociale. Infatti nel D.I.P. presentato dalla bottega delle MANI, per arrivare al restauro e ri-funzionalizzazione della torre si raccomanda anche l’avvio di un processo di riqualificazione partecipata, attraverso il quale cittadini, associazioni e imprese possano contribuire — con risorse, competenze o operatività proprie — al recupero del bene, attraverso campagne di crowdfunding, sponsorizzazioni private e forme di co-gestione.
Così’, se la proposta dello Spazio Espositivo Informale verrà inserita nella programmazione comunale, nel concreto si avrà la possibilità non solo di salvare un bene culturale, ma di costruire un laboratorio di paesaggio e consapevolezza, perché” l’’educazione al paesaggio non sia visione di tramonti commoventi, ma costruzione di consapevolezza nelle comunità, a partire dalle cose che si credono marginali.”





